MARINA, L’IMPRENDITRICE

storia verosimile con personaggio di libera fantasia

“Mi chiamo Marina, ho 49 anni e vivo con mio marito e nostro figlio a Bologna, in una casa tra i colli sopra Porta Saragozza, nelle vicinanze di San Luca.

La mia famiglia abita qui a Villa Manfredi da tre generazioni, da quando mio nonno la fece costruire dopo il successo del suo primo negozio di alimentari, ampliato in seguito fino a diventare una catena di supermercati su scala nazionale, i “Corona Market”, grazie allo spirito imprenditoriale di mio padre, che prese le redini dell’attività a metà degli anni ‘90.

Allora sì che c’erano le condizioni per mantenere un’azienda competitiva sul mercato!

Me lo ricordo perchè proprio in quel periodo stavo terminando gli studi in Economia all’università, dove avevo appena conosciuto il mio futuro marito, Carlo, anche lui di buona famiglia.

Mio padre non pensava che io fossi pronta per affiancarlo alla guida dell’azienda, così mi finanziò un master a Milano. Accettai, decisa a dimostrargli di essere all’altezza delle sue aspettative, ma non ne ebbi mai la possibilità di farlo perché poco dopo la mia partenza lui morì per un infarto. Così mi trovai improvvisamente a doverlo sostituire a capo della nostra attività, dato che mia madre e i miei fratelli non erano in grado di portarla avanti.

Sono sempre stata molto dedita al mio lavoro, non risparmiandomi notti insonni e imparando in fretta che, se voglio che qualcosa sia fatta bene, posso contare solo su me stessa: così mi sono occupata sempre personalmente di molte mansioni diverse.

Quando è nato mio figlio Marco, nel 2008, ho dovuto rallentare per qualche mese e le conseguenze sono state catastrofiche! Abbiamo dovuto chiudere alcuni stabilimenti e per poco non ci ho rimesso i profitti di quell’anno, ma riassumendo più dipendenti part-time, sono rientrata dalle perdite.

Quando sono tornata in ufficio, non avevo nemmeno il tempo di andare in pausa pranzo, ma era meglio così perché volevo perdere subito i chili che avevo messo su in gravidanza e comunque sono sempre stata schizzinosa sul cibo.

Al mattino di solito mangio due gallette di riso, a metà pomeriggio una mela e poi mi sforzo di cenare con la mia famiglia, visto che la sera è l’unico momento in cui possiamo stare tutti e tre insieme. O almeno così era prima della quarantena.

In questo periodo Carlo passa tutto il tempo nello studio a tenere riunioni a distanza con i suoi dipendenti, io vorrei fare lo stesso ma devo anche controllare Marco, ora alle medie, e assicurarmi che segua le lezioni online e faccia i suoi compiti, mentre se fosse per mio marito nostro figlio sarebbe sempre in giardino a perdere tempo.

Non è affatto facile gestire tutto a distanza, perché non posso istruire i miei collaboratori come facevo in ufficio e mi mette a disagio non sapere sempre a che punto siano del loro lavoro. Ho richiesto che siano reperibili durante tutta la giornata lavorativa, rispondendo al telefono o ai messaggi in pochi minuti e avvisandomi quando vanno in pausa. Cerco di essere sempre presente ad ogni videochiamata tra gli amministratori dei diversi reparti, ma solo alcuni di loro tengono le webcam accese nelle ore di lavoro come da direttiva aziendale.

Per rilassarmi bevo del vino rosso, anche se devo stare attenta a non esagerare come è successo mentre eravamo a trovare dei parenti di mio marito a Milano il gennaio scorso, quando Carlo mi ha addirittura portata in ospedale.

Una volta ripresa, il giovane medico del pronto soccorso aveva iniziato a fare un po’ troppe critiche alla mia dieta e mi stavo innervosendo, ma poi sono arrivati dei pazienti gravi e mi ha congedata in tutta fretta.”

Spunti di riflessione: 

  1. Secondo te quali elementi hanno influito sulla salute di Marina?
  2. Il lavoro che ruolo ha nella vita del personaggio? In quanti e quali modi influenza la sua salute?
  3. In casa quale sembra la divisione dei compiti tra i membri della famiglia?
  4. L’imprenditrice come sta gestendo il lavoro da casa dei suoi dipendenti? Lo definiresti smart working?
  5. Alla fine del racconto, viene nominato un medico di pronto soccorso. Quali potrebbero essere i fattori che hanno impedito al medico di portare un reale miglioramento alla salute di Marina?

 

IL RUOLO DELLE DONNE AI TEMPI DELLO SMART WORKING

Il lavoro è un determinante di salute che permea la nostra esistenza sin dal suo inizio: quando nasciamo, il lavoro dei nostri genitori influenza le attenzioni e il tempo che potranno dedicarci, se vivremo in campagna o in città, le possibilità economiche della nostra famiglia (se andremo in vacanza, se potremo praticare uno sport o suonare uno strumento…), il tipo di percorso scolastico che ci si aspetterà da noi.

Crescendo con la domanda: “Cosa farai da grande?”, ci abituiamo ad immaginare un futuro in cui la nostra identità sarà inevitabilmente legata ai lavoratori che saremo.

Da adulti il lavoro occupa gran parte del nostro tempo durante la giornata, impiegando corpi e menti in attività che li tengono quasi sempre lontani dall’ambiente domestico.

Cosa accade quando il lavoro invade il luogo che prima era dedicato alla famiglia, allo svago e a noi stessi, abbattendo l’ultima barriera di separazione con il resto della nostra vita? E come cambiano i ruoli in una casa-ufficio?

Lavorare da donna

A causa di numerosi fattori culturali, il lavoro retribuito non incide in maniera uguale nella vita dell’uomo e della donna: basti pensare che in Italia l’occupazione femminile è tra le più basse d’Europa (penultima tra tutti i Paesi dell’Unione, con il 49,5% contro il 67,6% dell’occupazione maschile) e, nel settore privato, lo stipendio annuo di un uomo è in media il 9,8% più alto rispetto a quello di una donna, a parità di mansione (il cosiddetto gender pay gap).

Tutto ciò si traduce in una minore autonomia finanziaria delle lavoratrici italiane, da una parte perché anche nei lavori più retribuiti sono pagate meno dei colleghi, dall’altra perché spesso si trovano costrette a scegliere il part-time, un’occupazione più facilmente conciliabile con il lavoro domestico e con la cura dei figli, ancora oggi iniquamente distribuiti all’interno della maggior parte delle coppie eterosessuali.

Una donna tende così a fare meno carriera: per il ruolo che ricopre in casa, infatti, dispone di minor tempo da impiegare in ufficio per ottenere una promozione.

A questo quadro si aggiunge, dopo la nascita di un figlio, il fenomeno dell’abbandono dell’attività lavorativa, a volte incoraggiato dal datore di lavoro stesso in maniera più o meno esplicita, con le “dimissioni in bianco” come estremo: una condizione imposta per lo più alle donne al momento dell’assunzione e molto diffusa fino a una decina di anni fa, ora contrastata da una legge introdotta nel Jobs Act del 2014.

Lavorare da casa

In quest’ottica appare chiaro che considerare lo smart working come reale alternativa al lavoro d’ufficio anche a pandemia rientrata, potrebbe portare delle ripercussioni sulla tradizionale ripartizione del lavoro domestico e di cura, fattore che incide non poco sulle possibilità di crescita dell’occupazione femminile.

Questo contesto potrebbe finalmente mettere in luce il “carico mentale” oltre a quello fisico, che la donna è spessissimo costretta a sopportare tra le mura di casa: la nostra società non le richiede solamente di gestire il proprio lavoro retribuito, ma, senza soluzione di continuità, anche di essere l’unica manager dell’organizzazione familiare; l’uomo si sente messo così da parte ricoprendo solo un ruolo di subalterno senza responsabilità decisionali.

Il lavoro domestico e la cura dei figli, invece, dovrebbero essere visti come elementi fondamentali di coesione sociale e il lavoro retribuito da casa un’occasione sia per gli uomini che per le donne di mettere in discussione le convenzioni, richiedendo attivamente allo Stato di supportare le famiglie e promuovere la reale parità di genere con politiche e servizi adeguati.

Un grande passo in questa direzione sarebbe la modifica della legge n°81 del 2017 che regola, appunto, il lavoro agile, dei cui limiti e punti di forza parleremo durante la terza settimana del progetto, quella dedicata agli Spazi di Reazione.

Alessandra T. e il Comitato Scientifico LabBlog 2020

Se hai qualche curiosità o vuoi farci qualche domanda, scrivi a labmond@sism.org, ci farebbe piacere sapere che ne pensi!

Fonti:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/22/loccupazione-femminile-aumenta-ma-resta-ancora-molto-da-fare-e-ora-e-tutto-in-mano-alla-camera/5680793/

https://www.repubblica.it/dossier/cronaca/gender-gap-le-donne-presentano-il-conto/2020/01/09/news/battaglia_sul_salario_tra_uomini_e_donne_la_corsa_non_e_alla_pari-244248228/

https://www.ingenere.it/articoli/due-parole-su-dimissioni-in-bianco-mai-piu

https://www.ingenere.it/articoli/pandemia-aiutera-riequilibrio-ruoli

https://www.huffingtonpost.it/entry/bastava-chiedere-e-la-frase-che-ogni-donna-e-stufa-di-sentirsi-dire-e-queste-vignette-lo-dimostrano_it_5dfba7ece4b006dceaaa7ac4

https://www.ingenere.it/articoli/spagnole-appendono-grembiule-chiodo