ANNAMARIA, LA DIPENDENTE SALTUARIA

(storia verosimile con personaggio di libera fantasia)

Mi chiamo Annamaria, ho 43 anni, sono originaria della Basilicata, ma vivo ormai da una decina d’anni in un paesino alla periferia di Bologna. Abito insieme a mio marito Antonello e ai nostri 2 figli, Rosa e Mattia. Ci siamo trasferiti al Nord per il lavoro di mio marito, lui è un maresciallo dei Carabinieri. Anche se nel corso della mia vita sono sempre stata aperta ai cambiamenti, ammetto che all’inizio non è stato facile: lasciare la tua famiglia e quel paese che chiami casa, si sa, non lo è per niente.

Sono sempre stata una ragazza dinamica, sempre disponibile, molto indipendente ma anche con difficoltà a concentrarsi a lungo sulle cose, quindi sentivo spesso il bisogno di cambiare… come potete immaginare, studiare era l’ultima delle mie passioni! I miei genitori, essendo figlia unica, avevano riposto in me grandi aspettative, ma purtroppo non hanno mai capito i miei mille problemi con lo studio. Mi impegnavo pur di riuscire, ma nonostante i miei sforzi facevo sempre molta fatica, rimanevo sempre un passo indietro agli altri, e di conseguenza anche con i voti non eccellevo! Quando ho frequentato le scuole non si prestava così tanta attenzione ai disturbi dei bambini, come succede al giorno d’oggi, e quindi una leggera difficoltà nella lettura o nella scrittura era considerata solo come un piccolo ritardo nell’apprendimento: rimboccarsi le maniche e studiare molto, questo era il consiglio delle maestre.

Ad oggi forse posso dare un nome al mio “problema”, penso si tratti di dislessia. Sapete come l’ho scoperto? Mattia, uno dei mie due figli, ha iniziato ad avere le mie stesse difficoltà andando alle scuole elementari: con il consiglio delle maestre ho deciso di fargli fare il percorso per valutare se fosse affetto da questo disturbo e come sospettavamo, era proprio vero! Ho deciso così di confidarmi con la maestra che conosco di più, è stata pure insegnante di mia figlia più grande e quindi conosce bene la nostra situazione familiare. Mi sembrava la persona più giusta con cui parlare: le ho raccontato tutto. Lei mi ha consigliato di intraprendere lo stesso percorso, nonostante la mia età, ma ho una domanda che mi assilla… che senso ha farlo ora? Ormai sono una donna adulta, non studio più e penso non mi possa servire in fin dei conti. Ho cercato di informarmi e so che ci sono leggi a tutela degli adulti, ma non credo possano aiutarmi. Come potrei usufruirne? Credo sia un percorso lungo e dispendioso economicamente, ho altro a cui pensare in questi tempi!

Il consiglio che mi ha dato è stato di farlo per il lavoro. In effetti io non ho un lavoro stabile da quando mi sono trasferita, faccio lavori “stagionali”, chiamiamoli così. Quando abitavamo al sud lavoravo come cameriera in una pizzeria di paese, poi con la crisi economica dal 2008 abbiamo dovuto chiudere e mi son ritrovata a fare la casalinga: io che ho sempre voluto essere indipendente! Dopo poco però è arrivata la richiesta di trasferimento di mio marito e pensavo che potesse essere il punto di svolta per la mia vita, ma non è stato così. In questi anni sono passata da un lavoro all’altro, perché non avendo nessun titolo di studio, ho sempre avuto difficoltà nella ricerca: ai colloqui vengono fatte sempre molte domande per valutare la tua esperienza lavorativa, per vedere la tua motivazione in questo campo, ma anche domande a mio dire “imbarazzanti” e poco pertinenti: “Sei sposata? Hai dei figli? Se sì, come pensi di gestirli? Hai intenzione di avere figli?”. Nella mia ingenuità ho sempre risposto nel modo corretto, ma ammetto che certe volte avrei voluto sotterrarmi. Che domande sono? Sono una donna e come tale avrei diritto alla maternità! Per me questo è un tasto difficile da toccare… Ho sempre avuto un ciclo mestruale molto abbondante con annesso dolore persistente; anche nei primi rapporti sessuali con mio marito avvertivo questa sensazione dolorifica, ma non ho mai dato troppo peso a questi sintomi, pensavo fosse una cosa normale. Ammetto che sono molto timida da questo punto di vista e dalla ginecologa ci andavo solo se strettamente necessario, ora invece è diventata il mio punto fisso. Mi è stata diagnosticata l’endometriosi, una patologia che in Italia vede affette il 10-15% delle donne in età riproduttiva. Il mio stadio, purtroppo o per fortuna, non è tra i più gravi e questo non mi permette di avere l’esenzione o il certificato di invalidità.

Quindi capite bene che con due figli, una dislessia non diagnosticata e un’endometriosi conclamata, è sempre molto difficile per me trovare un lavoro fisso. Quando trovo un lavoro d’ufficio da una parte mi ritrovo sempre a rallentare tutti, sbagliando pure a compilare le carte; dall’altra nei giorni “rossi” devo chiedere molto spesso malattia, perché faccio veramente fatica a stare in piedi! A molti datori di lavoro questo comportamento non è gradito, e quindi vengo lasciata a casa dopo pochi mesi in servizio.

Fortunatamente, qualche mese fa, dopo un periodo di pausa lavorativa sono stata contattata da un’azienda che gestisce una catena di supermercati molto nota, i “Corona Market”. La dirigente, Marina, al colloquio si è dimostrata disponibile e molto comprensiva nei miei confronti, forse perché tra donne ci si capisce. Mi ha assunta con un contratto part-time, un giusto compromesso vista la mia situazione. Ora mi ritrovo a casa, vista la pandemia e sono entrata nel pieno dello smart working. La mia capo ha richiesto di essere reperibili durante tutta la giornata lavorativa, rispondendo al telefono o ai messaggi in pochi minuti e avvisandola quando vado in pausa. Ma se in ufficio riuscivo a concentrarmi, a casa con i figli da gestire diventa sempre più difficile. Speriamo solo che non mi licenzi anche lei.”

Spunti di riflessione:

  1. Secondo te quali elementi hanno influito sulla salute di Annamaria?
  2. Il lavoro che ruolo ha nella vita di Annamaria? In quanti e quali modi influenza la sua salute?
  3. Quali sono gli elementi di questa storia che più ti hanno colpito?
  4. Quanto può influenzare la dislessia sulla vita di una persona? E l’endometriosi per una donna?

 

L’INSICUREZZA COME DETERMINANTE DI SALUTE

Com’è cambiato il mondo del lavoro negli ultimi anni?

Negli ultimi decenni questo ambito ha subito grandi mutamenti che hanno portato ad una rivoluzione dei contesti lavorativi, portando di conseguenza ad un cambiamento del classico ruolo di lavoratore.

La scoperta che ha stravolto tutto?

Senza dubbio la rivoluzione digitale introdotta da Internet. Il potere del web ha portato sicuramente nuove opportunità di lavoro, ma ha aumentato le disparità tra le classi di lavoratori. Infatti oggi il mondo del lavoro non si basa più sulla concorrenza tra un’azienda e l’altra, ma mette in gioco la rivalità tra un singolo lavoratore e l’altro. Da una parte, quindi, ci sarà maggiore protagonismo e maggiore coinvolgimento, dall’altra anche più ansia e stress, a discapito del tempo libero e della qualità della vita del singolo individuo; di conseguenza tutto questo ricade sulla salute del lavoratore.

Quanto l’innovazione tecnologica può essere un determinante?

La tecnologia e l’accelerazione incontrollata del progresso rischiano di superare le reali esigenze dell’uomo e ne instaurano così al suo interno un senso di paura sia per il lavoro che per la vita, una preoccupazione per il futuro, un’ansia generalizzata: tutto questo porta l’uomo a sentirsi inferiore rispetto a ciò che fa.

Come possiamo racchiudere questo senso di inadeguatezza?

Queste molteplici sensazioni appartengono a una sfera più grande: rientra in quella che è l’insicurezza soggettiva, o meglio conosciuta come “cognitive job insecurity”.

Ma che cos’è?

L’insicurezza soggettiva non ha una vera e propria definizione: negli anni, infatti, vari studiosi hanno cercato di dare risposta a questa domanda, ma essendo così eterogenea come problematica, non ci si può accontentare di una singola risposta. Come ci suggerisce il nome, questa insicurezza lavorativa assume una percezione soggettiva: questo ci permette di intuire quante possibili sfaccettature può assumere e allo stesso tempo ci fa capire quanto sia difficile dargli una singola accezione. Tutte le varie definizioni del fenomeno hanno un denominatore comune: la preoccupazione per la continuità del lavoro in corso. Tutto questo si associa ad un senso di impotenza di fronte a questa minaccia, creando nel lavoratore ancora maggior disagio psicologico e sociale.

La possiamo considerare un vero e proprio motivo di stress, che determina poi conseguenze negative sulla salute e sul benessere dei lavoratori. Ci sono tanti fattori che possono portare a questo senso di smarrimento, ma uno importante in particolare è stata senza dubbio la crisi economica iniziata nel 2008, un fattore decisivo dei macro-cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo del lavoro. Quindi è facile capire come negli ultimi dieci anni, tra una tecnologia che avanza sempre più negli anni e una crisi economica della quale si stanno accusando i colpi ancora tutt’oggi, questo fenomeno si sia enormemente ampliato.

Come uscire da questa insicurezza?

È intuibile pensare come ci si stia prodigando nel trovare delle soluzioni a questo problema. Alla base c’è la condivisione e il dialogo tra professionisti e ricercatori di formazione psicologica, medica, sociologica, che grazie a un lavoro multidisciplinare, possono affrontare le varie sfaccettature di questo fenomeno. Si sta puntando innanzitutto sulla comunicazione efficace che permette ai lavoratori di avere un maggiore controllo sul loro lavoro. In aggiunta, la comunicazione dovrebbe essere chiara e onesta, in modo tale che un dipendente si senta rispettato e preso in considerazione.

Un altro grande investimento che si può fare è garantire una specifica formazione dei dipendenti, rendendoli più informati e motivati, lavorando sulle capacità di gestire determinate situazioni.

In conclusione, nonostante si siano già fatti numerosi studi a riguardo, la ricerca deve continuare per comprendere meglio la natura e le ripercussioni a livello individuale e organizzativo dell’insicurezza lavorativa.

Benedetta e il Comitato Scientifico LabBlog 2020

Se hai qualche curiosità o vuoi farci qualche domanda, scrivi a labmond@sism.org, ci farebbe piacere sapere che ne pensi!

Fonti

Caso studio:

  1. https://www.aiditalia.org/it/la-dislessia/dsa-negli-adulti
  2. https://quifinanza.it/lavoro/colloquio-lavoro-domande-se-sei-donna/101651/
  3. http://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?lingua=italiano&id=4487&area=Salute%20donna&menu=patologie
  4. https://www.invalidi-disabili.it/2019/03/lendometriosi-da-diritto-allinvalidita-ed-allesenzione-ticket-per-alcune-prestazioni-specialistiche/

Approfondimento insicurezza lavorativa:

  1. https://www.interris.it/rubriche/tecnologia/colombini-cisl-vi-spiego-i-pro-e-i-contro-dellinnovazione-tecnologica/
  2. https://www.stateofmind.it/2014/10/job-insecurity/
  3. https://www.biancolavoro.it/mondo-del-lavoro-ma-quanto-e-cambiato-dagli-anni-70-ad-oggi/
  4. https://www.researchgate.net/publication/267266279_Insicurezza_lavorativa_salute_e_scelte_di_vita_Lo_sguardo_della_psicologia_del_lavoro_Job_insecurity_health_and_life_projects_an_occupational_psychology_perspective
  5. https://www.docsity.com/it/job-insecurity-cos-e-e-come-combatterla/567918/